Salve!! Arieccoci di nuovo qui con una nuova puntata di c'è posta x te… allora… oh, ma qui siamo tutti allo sbando, non c'è governo che tenga, siamo tutti assetati di potere… naturlich la sottoscritta non è da meno, am cerco di contenermi, ad esempio sfogandomi con una bella fanfiction yuri… attention, please!!!!!! Non sono quello che si potrebbe pensare, non equivochiamo, non mi piacciono le coppie fin troppo tradizionali né storie tra uomini (yaoi) ma ho un nonsochè di predisposizione per le yuri, che oltretutto mi vengono bene anche da disegnare… NO SPOILER!!!!!!!!! Non sono sospetta!!!!!! E come dice Eros: Sono cose della vita…

SABU – CHAN

But now you…

 

Ci era abituata.

Era solamente routine.

Non cambiava molto, dopotutto, restare o scappare.

Sapeva che prima o poi l'avrebbe beccata, e lì sarebbe reiniziato l'inferno.

Correvano entrambe a più non posso su quella spiaggia sconfinata dell'isola di Mipross, cercando l'una di scappare dall'altra e l'altra di acchiappare l'una. Ce l'avrebbe fatta? Non ci credeva.

Lina Inverse continuò a galoppare sulle illimitate dune di sabbia, le gambe le venivano meno, ma il solo sentire il suono della risata della sua compagna dietro le spalle le dava un motivo in più per darsi una mossa.

<< Hai capito male, Lina, se credi di sfuggirmi! OHOHOHOHO!!!>>

<< Lasciami in pace, Naga!!>> le gridò inutilmente, tanto non l'avrebbe ascoltata. Era da quella maledettissima bidonata di sorgente della crescita che la stava seguendo senza lasciarle un solo attimo di scampo. Pretendeva di sapere cosa davvero era andata a fare in quel posto, ma Lina insisteva col dirle che non c'era niente di speciale lì, così la donna, non convinta, la tallonò finchè non si fosse decisa di sputare la verità.

Oramai la ragazza era allo stremo delle forze, erano miglia e miglia che correva senza sosta e ormai la sua resistenza la stava tradendo. Lina si fermò, sentendosi i polpacci allo stremo, e si accasciò al suolo. Si rigirò sulla schiena, e vedendo la maga dai capelli corvini raggiungerla, volle alzarsi. Ma il tremolio nelle sue gambe si accentuò, dando l'impressione di dirle che rialzarsi non era una buona idea.

Vide l'altra avvicinarsi e subito cercò di forzare i suoi arti a riprendere la corsa, ma non ne vollero sapere.

E fu un attimo.

Aprì gli occhi, e si ritrovò a fissare direttamente le pupille di Naga. La donna, nell'ultimo tratto, aveva inciampato nei suoi stessi piedi, finendo addosso alla ragazza. Il suo seno premeva contro il petto di Lina, ma non era questo che più temeva… le loro labbra era separate solo da un paio di millimetri, e ciò turbava profondamente la rossa.

Si trovavano sulla stessa linea oculare. La maga fissò la compagna negli occhi. L'arroganza e la superbia che la maga possedeva e che usava in ogni singolo momento, in quelle frazioni di secondo, era stranamente assenti.

Naga aprì la bocca per dire qualcosa, ma non riuscì ad articolare parole con dei suoni definiti. Entrambe arrossirono di tutto punto, Lina perfino si sentì… male… ma non era una sofferenza o un tormento, piuttosto un qualcosa a cui non riusciva a dare un nome preciso.

La maga dai capelli corvini si alzò in piedi, spolverandosi via dall'abito granelli di sabbia che si erano attaccati al mantello ed agli stivali. Porse una mano alla ragazza per farla drizzare, cercando di sviare il suo sguardo altrove.

Lina lo capiva, faceva finta di niente ma sapeva troppo bene ciò che era successo. Comunque accettò l'aiuto dell'amica e s'incamminarono assieme silenziosamente verso il porto dell'isola.

Il viaggio di ritorno fu più veloce del previsto, non ci misero nemmeno una notte per tornare. Lina aveva prenotato a bordo della nave una camera per entrambe, la solita stanza nella stiva ricoperta di paglia e fieno senza nemmeno la comodità di un letto e il calore di una coperta.

Lina attese.

Naga non tornò quella notte.

Il giorno dopo la nave attraccò al porto del continente principale da cui si erano allontanate. La ragazza decise di consumare la colazione a bordo, tanto era compresa nel prezzo del biglietto MAI pagato, e attese a tavola l'arrivo della sua compagna.

Spazientita, Lina si precipitò fuori dell'imbarcazione e trovò Naga appoggiata al bordo della prua a guardare l'orizzonte. La maga la stette a fissare, indecisa sul da farsi, poi le si avvicinò.

<< Naga, che ci fai qui?>>

La donna fu come scossa da un brivido freddo, poi si volse verso la ragazza che le stava davanti con le mani ai fianchi.

<< Ah… sei qui…>> le disse come risposta, poi abbassò lo sguardo, arrossendo.

La maga dai capelli infuocati piegò la testa verso il suo viso, per vedere gli occhi di Naga evitarla in ogni modo possibile. Si chiese se il suo comportamento fosse legato al fatto accaduto il giorno prima, ma non trovava una spiegazione logica al suo atteggiamento. Dopotutto non era successo niente di così cattivo…

<< Bè, qualsiasi siano le tue intenzioni, dobbiamo sloggiare. La nave ripartirà tra cinque minuti.>>

Ciò servì a scuotere la donna, presa tutt'un tratto dal pensiero di dover portar via il suo bagaglio. Ma Lina la fermò appena tentò di avviarsi alla stiva, dondolandole davanti agli occhi la sua borsa. << Ho pensato di prenderla io.>> le disse. Ma il gesto probabilmente non piacque alla donna, che strappò di mano la sacca a Lina. Resasi solo al momento conto del suo brusco movimento, la guardò a bocca aperta senza proferire parola alcuna, cercando di farle capire che le dispiaceva. Ma Lina non ci fece nemmeno caso.

<< Ecco… pensavo di farti un piacere…>> << Sì… ti ringrazio, e scusa… ora dove andiamo?>>

*******************************

<< Mipross. Prossima destinazione una bella locanda dove alloggiare! Ah, non vedo l'ora di farmi una bella mangiata!>>

<< Pensi solo al cibo, banfona che non sei altro…>> commentò sarcasticamente Naga, notando il desiderio famelico della compagna alla disperata ricerca di un ristorante o anche solo di una bancarella purché decente che cucinasse al volo un bel okonomiyaki.

<< Naga, dimmi solo una cosa: hai idea di che ora sia?>> le chiese la rossa, inarcando un sopracciglio. << Quasi mezzogiorno, ma non è una novità se a quest'ora le taverne sono al completo.>>

<< Già, ma non senti anche tu una certa orchestrina, una banda musicale?>>

La maga dai capelli corvini piegò la testa da un lato, non riusciva a capire dove volesse arrivare la ragazza. Provò ad aguzzare l'udito ma non sentì niente di anomalo nell'aria.

<< Scema che non sei altro! Il MIO stomaco!!>> precisò Lina, indicandole il punto in cui poteva udire un concerto di qualità in pieno svolgimento. La ragazza si massaggiò il ventre, sospirando. << Ho fameeeeee…..>>

<< Guarda quella locanda, non mi sembra poi così piena, proviamo?>> << Ma io mi chiedo… come si faccia a proferire domande cretine come queste??? CERTO che ci proviamo! E in caso non ci sono posti… vedrò di trovarli a modo mio…>>

Le due ragazze si avviarono dunque alla locanda, pregustando un ottimo pranzo da mettere sotto i denti. Ma si sa, le migliori abbuffate sono sempre interrotte da qualcosa, in questo caso il solito litigio tra le due per il solito pezzo di carne che l'una vuole sbafare all'altra…

<< Ladra che non sei altro, Naga!!>>

<< Ma sentitela, Terrore dei banditi!!>>

Nel bel mezzo della discussione, come ormai tutti sanno, non può fare a meno di far partire una Fireball o due, la nostra Lina. Ma per un dannatissima volta non era Naga la fonte dell'ira della rossa, bensì un ladruncolo come tanti che cercò inutilmente di rubar la borsa alla maga, causando inevitabilmente la distruzione dell'intero ostello.

La ragazza pestò con forza le macerie sotto i suoi piedi, pensando di non lasciar scampo al malvivente, che invece se le era svignata in men che non si dica, stranamente illeso dalla piccola magia lanciata per "distrazione" dalla maga.

<< Vandala che non sei altro, guarda che hai combinato!>> l'ammonì Naga, scostandosi dalla testa lo stivale di Lina, che la premeva insistentemente al suolo.

<< Ops! Scusa Naga, non eri AFFATTO tu il mio bersaglio, scusaaaaa….>>

<< Pensi che ti creda? Allora significa che d'ora in poi mi pagherai tutti i pranzi!>>

<< Ma se già di tuo non paghi nemmeno la tua parte!!! E poi… uh?>> l'attenzione della maga fu improvvisamente catturata da una ragazza che le veniva incontro. La donna si reggeva a stento appoggiata al bastone marcito che le faceva da sostegno.

<< Ma guarda Lina, un'altra innocente vittima del tuo assurdo temperamento.>> puntualizzò la maga dai capelli corvini.

<< Taaaaaciiiiii….. e-ehm! Scusa sono io che ti ho conciata così?>> chiese la ragazza alla donna, facendo finta che non fosse successo niente in quella locanda. Ma la ragazza non fece in tempo a capire se era stata lei o meno a ridurla a tal modo che la donna le cadde tra le braccia.

*****

Stavano combattendo.

Era una cosa normale.

Ma in quel momento aveva ben altro a cui pensare.

Galf stava per invocare il Meteo Fall, un incantesimo segretissimo che solo alcuni tra i più grandi maghi dell'Associazione Magica erano a conoscenza.

Nessuno sapeva in cosa consistesse, ma era sicuramente un pericolo per il mondo intero.

E loro DOVEVANO fermarlo.

Naga se la cavava bene con la magia, quindi era avvantaggiata contro i demoni che si era ritrovata a combattere. Salina era abbastanza capace ad adoperare la spada, dunque nemmeno lei si trovava in grandi difficoltà.

Ma Lina non se la cavava affatto bene.

Il braccio destro di Galf era uno spadaccino abilissimo e sapeva metterla con le spalle al muro con pochi colpi. La ragazza riuscì a sfoderare il mio pugnale decorato, ma il nemico non le lasciava nemmeno tempo di parare i colpi inferti, figurarsi provare un attacco.

In un attimo di distrazione, l'uomo picchiò l'avambraccio di Lina con l'elsa della sua spada, che risuonò nella mano della ragazza, lasciandole cadere il pugnale.

Lina cadde a terra, ormai senza più difese.

<<Lina!>> sussurrò a se stessa Naga, che fino a quel momento era rimasta in disparte. Ma aveva visto tutta la scena.

Senza pensarci un attimo in più, prese la prima cosa che le stava vicina, in questo caso il signor Becker, e lo lanciò a mò di missile contro l'uomo che stava per colpire la ragazza.

Lina aprì gli occhi quando tutto fu finito. Si alzò, si spolverò il mantello pieno di polvere e si volse verso la donna che le aveva salvata la vita. Le sorrise.

<< Grazie Naga.>>

*******************************

<< Vorrei dedicare un golem a te, Lina, perché ti ritengo una modella fantastica. Mio figlio pensa solo alle maggiorate, mentre invece penso che tu sia perfetta per la mia prossima creazione. Ti prego, accetta.>>

Galia insistette più volte, mentre la ragazza pensava sul da farsi. L'idea non le dispiaceva affatto, inoltre per una volta sarebbe stata lei la protagonista e non sempre quell'esagitata di Naga.

La donna la fissò torva. Anche lei voleva il suo golem creato dal migliore scultore sul campo in quel mestiere, ma sembrava che Galia non fosse per nulla interessato a lei.

E ciò le dava giusto leggermente fastidio.

<< Ma padre! Tu non capisci! Ormai sei vecchio, non sai apprezzare quest'altra modella, invece, che ha già un corpo fatto da sé a scultura! Perché mi critichi continuamente?>> gli gridò il figlio Hiryu, convintissimo che sarebbe stato meglio usare la maga dai capelli corvini come modello.

<< Sei solo un ragazzino, Hiryu! Per me puoi anche andartene con QUELLA, tanto io l'ho già trovata la fonte d'ispirazione da cui trarre la mia prossima opera! Non sei degno di essere mio figlio.>>

<< Davvero?? Allora me ne vado!>> ed il ragazzo prese la porta e scappò correndo fuori dall'abitazione paterna. Naga lo seguì, curiosa di sapere dove si sarebbe diretto.

Lina vide che anche l'amica se ne era andata, così decise di rincorrere i due. si ritrovò tutt'un tratto in un vicolo nebbioso e non vide più nulla se non a pochi metri di distanza davanti a lei. Però poteva sentire indistintamente le voci dei due fuggiaschi.

<< Naga, ti prego, sii la mia modella! Ti farò un golem adatto alla tua bellezza.>>

<< Uhm… non sarebbe male. Ma non sono disposta a posare gratuitamente.>>
<< COME SE LA COSA NON FOSSE NORMALE!!>>

Lina si avvicinò ai due, in grande dissenso alla proposta del ragazzo. Avanzò a grandi passi verso di loro, pestando pesantemente il terreno. Quando fu abbastanza vicina da farsi udire anche alle sorde orecchie della donna, iniziò a parlare.

<< Sentimi bene tu. Non mi sembra il caso di chiedere una cosa simile a Naga, che non è DEL TUTTO CRETINA da farsi coinvolgere tra le vostre faccende familiari! Quindi, cara, se adesso andassimo…>>

<< Aspetta Naga! Oltre al golem, ti offrirò duecento monete d'oro!>> la pregò il ragazzo, cercando di convincerla.

Ma la donna fece comparire tra le sue mani una sfera di luce che non prometteva niente di buono, rivolgendola contro l'uomo. Sorrise. << E tu credi… che io posi… per una somma così irrisoria??>>

Detto questo la maga lanciò il suo incantesimo… contro di Lina, che finì inevitabilmente a gambe all'aria.

Il ragazzo spalancò gli occhi prima di rendersi conto che l'azione eseguita dalla donna era vera e non un'illusione.

<< Oh! Non vedevo l'ora di togliermela dai piedi, a quella piccola guastafeste piatta come una tav…>> << CHI SAREBBE PIATTA COME IL COFANO DI UNA CARROZZA????>>

Ormai la ragazza conosceva a memoria le battute della donna, che proferì al posto suo prima ancora di farle finire la frase, avvicinandosi ai due conciata piuttosto male, ma comunque ancora in piedi. Squadrò torva la maga dai capelli corvini, con fare minaccioso.

La donna fece un gesto allusivo al giovane, facendogli capire che l'avrebbe raggiunto di lì a poco.

Le due maghe si fissarono negli occhi, prima di richiamare i loro incantesimi preferiti. Non era la solita lotta, la solita azzuffata che di tanto in tanto toccava loro fare per delle sciocchezze, am che a loro piaceva risolvere così. Non stavano sorridendo.

Naga scagliò una Freeze Arrow, Lina una Flare Arrow. Il primo incantesimo sfiorò di striscio la ragazza, mentre il secondo era quasi andato a segno. Volevano sconfiggersi a vicenda.

Provarono ad usare altre magie, ma per quanto provassero, Lina era sicuramente superiore a Naga, e questo lo sapeva anche lei. Per quanto si mettesse d'impegno, sarebbe sempre risultata più debole della ragazza.

Un altro solo incantesimo.

Un altro solo colpo.

La partita si sarebbe chiusa con la vittoria di una sola delle due, che entrambe conoscevano.

Fu solo l'intervento delle persone che abitavano le case loro attorno che fece smettere le due maghe di far rumore, e quindi fecero loro perdere la voglia di combattere.

Ma entrambe presero strade diverse, al ritorno.

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Eravamo di nuovo senza meta. Le strade erano tutte aperte davanti a noi, c'era solo l'imbarazzo della scelta. Decidemmo nel pomeriggio di alloggiare per la notte in un ostello nelle vicinanze, senza concludere molto sulla loro prossima destinazione.

<< COSA?????- sbraitai- Una SOLA stanza… per di più SINGOLA??>>

<< Che problemi si fa, signorina? Siete due donne, non un uomo e una donna.>> sogghignò il proprietario dell'albergo, con fare malizioso. Avrei tanto desiderato spaccargli il muso seduta stante, ma Naga mi fermò prima ancora che potessi colpire il vecchio, ricordandomi che era l'unica baracca libera nel giro di mezzo miglio.

<< Adeguiamoci, non possiamo fare un granchè.>> mi disse, trascinandomi fino al piano superiore.

Ora l'unica mia preoccupazione era cercare di trovare una strategia adatta per far dormire la maga dai capelli corvini sul pavimento. Pensai che forse, se mi fossi finta malata, la mia amica mi avrebbe compatita e mi avrebbe lasciata dormire sotto le calde coperte. Ma avevo adottato questo stratagemma già una volta, con scarsi risultati.

<< Stai tu.>> mi disse inaspettatamente Naga, indicandomi il letto. << Non ho voglia di dormire.>>

<< Ma Naga… ne sei sicura? Cioè… è da un paio di giorni che non metti piede in un letto…. Davvero non…??>>

<< Stai, stai. Tanto… non riuscirei a prendere sonno… e comunque, anche mi venisse, il letto è ampio e in due ci stiamo benissimo...>> << CHEEEEE????>> gridai, al solo pensiero di dormire sotto le stesse coperte con lei.

<< Lina, siamo due donne, che vuoi che succeda?>> cercò di imitare la voce del locandiere, sorridendo al suo stesso modo, facendomi reagire di conseguenza.<< Mah, non saprei, con te bisogna stare attenti a TUTTO.>>

Detto questo m'infilai sotto le coperte e mi voltai verso il muro, pronta a trascorrere la notte in assoluto riposo.

Ma il pensiero della mia amica ancora sveglia mi guizzò alla mente.

Lentamente, silenziosamente, mi voltai verso la donna, che ora era seduta al tavolo della stanza. Aveva spento il Lighting posto nella lanterna ed solo la luce della luna illuminava la camera, inondando con i suoi raggi anche il volto dell'amica.

La stetti segretamente ad osservare.

I suoi occhi parevano stanchi, ma molto più vivi di quanto avessi mai notato finora. Avrei voluto parlarle ma sapevo che ciò l'avrebbe infastidita, così restai rintanata muta nelle lenzuola.

Sentivo la stanchezza calare lentamente sulle mie palpebre, ma mi scossi appena sentì il sonno crollarmi addosso. Per scacciare dalla mente il pensiero di farmi una bella dormita(che era la mia più viva intenzione al momento), cercai di distrarmi in un modo o nell'altro, continuando ad osservare Naga.

Da quanto tempo la conoscevo?

Non lo ricordavo. Negli ultimi giorni avevo ripensato a tutti i viaggi che avevamo fatto assieme, a tutte le belle e brutte parole che ci eravamo dette, ai fatti che ci avevano legate, ai litigi e alle piacevoli situazioni in cui ci eravamo ritrovate.

Dove stavamo andando?

Non ce ne importava molto, dopotutto. Avremo alloggiato dove capitava, mangiato ciò che capitava, combattuto chi capitava, vissuto alla giornata insomma.

Allora cosa mi preoccupava?

Non lo capivo. Stavo bene con lei, mi sentivo davvero me stessa. Da quando mi ero allontanata da Zelphiria, che ero solo una mocciosa a quei tempi, non sapevo niente del mondo. Poi incontrai lei. Alle porte della mia città natale, una straniera che voleva appunto entrare in paese per cercare fortuna.

La prima impressione che mi fece?

Una donna poco seria. Il suo vestito succinto, che ricopriva giusto appena le sue nudità, dava la sensazione che si trattasse di una che cercava delle "avventure", più che l'avventura in sé. Mentre correvo fuori dal portale principale di Zephil City, mi fermai ad osservarla.

Cosa fece?

Bè… mi seguì. Prima di tutto mi rivolse un sorriso beffardo che, secondo me, non prometteva nulla di nuovo. Poi mi tallonò fino alla città successiva, dove cominciammo a dialogare tranquillamente sul perché lei si fosse messa a viaggiare e sul fatto che io ero scappata di casa alla piccola età di soli nove anni. La prima idea che balenò nel suo cervello fu di riportarmi a Zelphiria per incassare una bella sommetta dai miei genitori. Ma quando la feci saltare in aria ci ripensò due e più volte prima di provare una cosa simile.

Passarono diversi anni, imparammo a conoscerci meglio e quindi ad andare "d'accordo". L'armonia che ci accompagnava nei nostri viaggi sembrava dovesse durare solo un attimo ed essere spezzata seduta stante dai nostri caratteracci. Ma poi tornava la serenità e facevamo finta che niente fosse accaduto.

Ma in quei momenti iniziavo a sentirmi davvero male.

Perché?

Ero "uscita" di casa troppo giovane per capire come andasse il mondo che non ero ancora nemmeno un'adolescente. Ora lo sono, ma non so ancora quanti siano i pericoli della vita. Ma a quei tempi non sapevo minimamente come andassero le cose. Naga me lo insegnò. Quando la incontrai per la prima volta avevo dodici anni, e come me era molto giovane. Eppure sembrava sapere cosa significassero la sofferenza, la solitudine ed il dolore. Li conosceva bene, e me li insegnò.

Avevamo passato assieme momenti decisamente migliori che non rispecchiassero questi sentimenti, mentre invece ce n'erano altri che ce li riportavano a mente ogni singolo secondo. Ma eravamo sempre unite, e questo costituiva la nostra più grande potenza. Si può affermare che lei mi abbia cresciuta in questo casino di vita.

Ma allora, perché mi sentivo così… male?

Continuai a pensare ad una possibile risposta, che nemmeno mi accorsi che qualcosa si era avvicinato di soppiatto a me e che ora si stava distendendo al mio fianco. Mi voltai lentamente, per vedere accanto a me un corpo familiare.

Naga.

Era così vicina a me che potevo sentire il suo respiro, la pulsazione del sangue nelle sue vene, l'odore della sua pelle.

Percepivo tutto di lei, e mai così vivamente.

La donna si volse verso di me, cercando di non urtarmi. Piegò le braccia sui lati per non toccarmi, girandosi completamente con l'intero corpo. Il mio volto era mezzo nascosto dalle lenzuola, quindi non vide i miei occhi a fissarla nel buio della stanza. Ma io potevo vedere i suoi, ed il sorriso che affiorò sulle sue labbra.

Si abbassò al mio livello, cosicché non potei più vedere lo scintillio delle sue pupille. Si avvicinò ulteriormente a me, lo capii perché percepivo il suo respiro sui capelli. Poi… mi baciò gentilmente sulla fronte.

Ringraziai le lenzuola ed il buio che mi nascondevano, perché arrossii violentemente. Se mai avesse appoggiato le mani sulle mie guance le avrebbe sentite più infuocate dei mie stessi capelli.

Le sue mani si mossero, sì, ma per circondarmi in un tenero e caloroso abbraccio.

Sussultai leggermente, e credo l'avesse percepito anche lei, dato che allentò la presa attorno alle mie spalle. Ma non si mosse da quella posizione. Coccolò invece i fili infuocati del mio capo tra le sue dita, spazzolandoli dolcemente.

Tutti i suoi movimenti, tutte le sue attenzioni, tutto ciò che in quel momento mi stava facendo… mi rendeva stranamente felice, leggera… una sensazione che non si può descrivere a parole, ma molto piacevole…

<< Lo so che sei sveglia…>> sussurrò al mio orecchio sinistro, sfiorandolo con le labbra. Sorrisi da sotto le coperte, portando le mie braccia ai suoi fianchi, stringendola a mia volta al mio corpo. Appoggiai le testa al suo petto, che per la prima volta in vita mia trovai morbido ed accogliente.

<< Non addolcirti troppo o perderai la tua ormai famosissima fama…>>

<< Oh, non devi preoccuparti di questo… sarà per ora, poi mi passerà…>> la confortai a modo mio. Appoggiai la mia guancia in fiamme al suo petto, assaporando il profumo del suo corpo. Forse era quella delicata fragranza a farmi agire a quel modo? Non lo so. L'unica cosa di cui ero certa era che starle vicina era piacevole come mai avevo prima provato.

Naga sorrise. Appoggiò il suo mento alla mia testa, continuando ad accarezzarmi la chioma rossa. Stava… non so se era solo una mai impressione o meno… sosprando?

<< Naga… ma stai bene? Non si direbbe, hai una faccia…>> le chiesi sottovoce, abbastanza preoccupata. Sembrava affannata e tormentata da qualcosa che da sola non sarei mai riuscita a capire.

Naga sorrise, poi mi portò le mani ai lati del viso, avvicinandolo al suo. Mi fissò negli occhi, sorrise ulteriormente.

Non potei decifrare il suo sguardo.

Non feci in tempo a replicare che le mie labbra furono sigillate dalle sue, dolcemente, cortesemente. Ci incontrammo per pochi secondi, ma mi sembrò che quel momento durasse in eterno. Appena ripresi il controllo di tutto il mio corpo, condussi gentilmente il volto di Naga lontano dal mio, sentendo sin da subito la mancanza delle sue labbra sulle mie.

Socchiusi gli occhi come se stessi soffrendo. In effetti non avevo mai provato prima una sensazione simile, di cui avvertii il bisogno di gustare ancora. Ma non potevo, non dovevo.

<< Naga…>> iniziai, senza trovare parole per andare avanti.

Lei stessa arrossì del suo comportamento, ma non smise di accarezzarmi i capelli, non distolse lo sguardo, il calore che il suo corpo emanava sul mio non si era raffreddato. Anzi. Percepivo salire da un punto preciso tra le mie gambe uno strano caldo che si spandé presto in tutto il mio corpo, arrivando alle mie guance già rosse di loro.

<< Sapevo… fin troppo bene che non avresti accettato… ti do tutte le ragioni. Quindi ti sembrerò… strana… ma ti prego, non odiarmi. E' da tanto che desideravo farlo, ma ho anche pensato al fatto che non avresti gradito tutto ciò… insomma…- prese una pausa- Tu per me sei la cosa più importante, non riesco a spiegartelo con parole differenti.>>

Non riuscivo a comprendere il perché la capissi così bene.

Sembrava che quel sentimento facesse parte non solo di lei, ma anche del mio essere. Sentivo di condividere con lei le stesse sensazioni, le stesse emozioni, gli stessi pensieri. E non solo.

Percepivo qualcosa di più in quel breve momento di silenzio che ci avvolgeva.

Il cuore di Naga battere contro il mio.

Ed in quell'istante mi accorsi di averlo già sentito altrove.

Quando Naga mi cadde addosso mentre ero distesa sulla sabbia, premendo il suo petto contro il mio. Era il suo cuore.

Quando Naga mi salvò da morte certa, nell'affanno di sapere la mia vita in pericolo. Era il suo cuore.

Quando Naga infuriò contro di me, cercando di togliermi dai piedi, ma comunque angustiata dal suo stesso comportamento. Era il suo cuore.

Era il suo cuore che pulsava, nei momenti più profondi, negli istanti più letali, nella rabbia e nel dolore.

E quando capii che anche il mio cuore agiva allo stesso modo del suo, non trovai modo migliore di esprimere l'ardore che pervadeva quel muscolo che bussava insistentemente al mio petto.

Accolsi ancora una volta le sue labbra alle mie.

Questa volta non fui io a sussultare. Ma anche se la sorpresa fu tanta, Naga non smise neppure un attimo di baciarmi, di condurre il suo universo nel mio, nell'esplorare il mio corpo alla ricerca di quel sentimento irrefrenabile che suscitava in noi un impulso febbrile difficile da controllare.

Alle prime luci dell'alba mi ritrovai dolcemente appoggiata al suo petto, abbracciata ai suoi fianchi. Naga dormiva ancora ed io ero più sveglia del solito quel mattino. Guardai il suo volto dormiente. Mi fece quasi tenerezza, ma mi trattenni dall'impulso di sorridere.

Ciò che era successo fra noi… non sarebbe dovuto succedere. Punto. Nessuno avrebbe potuto dire il contrario, perché io lo avrei fermato ancor prima provasse a proferire una sola sillaba di quella maledetta frase che in tanti mi hanno ricordato nella mia vita.

"Se due persone si amano, che c'è di strano?"

Mi rendo conto di averla detta tante volte. Io stessa.

Ad Amelia quando mi aveva rivelato il suo amore per Zelgadiss, solo che non riusciva a trovare l'occasione di riferirglielo. E poi accadde.

A Sylpheel quando mi aveva confessato quanto le piacesse Gourry ma che non trovava il coraggio di dirglielo apertamente. E anche se non accadde, lo avrebbe desiderato.

A Philia, caduta in amore con Xelloss, nonostante lo ritenesse spazzatura. Che accadde o meno, non lo so e non voglio saperlo. Dopotutto sono i loro… segreti…

Ed io?

Chi mi da il permesso di giudicare gli altri quando sono la prima a non sapermi muovere? Oppure mi so muovere troppo senza sapere davvero dove voglio andare a parare?

Non lo so.

Non voglio saperlo.

Tu, Naga, dicevi di amarmi?

Davvero, ne eri sicura? Che sia vero o meno, non riesco tuttora a capire perché ho fatto ciò che ho fatto assieme a te, quella notte. Forse ero solo confusa… oppure mi sentivo in debito verso di te per avermi iniziata alla vita vera e propria. Oppure mi sentivo in colpa. In colpa per non aver saputo reagire in quella situazione.

Perché allora, quando me ne sono andata da sola alla città vicina, lasciandoti in quella locanda, non mi hai seguita? Ti eri presa gioco di me? Mi stavi prendendo in giro perché ero più piccola di te? Cosa? Non riesco a capirlo.

Non ti ho cancellata dalla mia memoria. Anzi. A distanza di sette anni ricordo quei momenti meglio del momento stesso in cui sono accaduti. Che sia un caso? Non lo so. Non voglio saperlo. Se fossi qua mi diresti che sono monotona. Lo sono.

Oggi mi sono trattenuta dal salutarti. Lo so. Dopo tanto tempo ti ho rivista per strada, in una città come tante, in un luogo come tanti. Ma non ho avuto il coraggio di rivederti. Anzi. Il coraggio non c'entrava nulla. Era rimorso.

Eri assieme ad un uomo. Non so e ripeto che non voglio sapere se era un tuo conoscente, un tuo parente, oppure… il TUO uomo… non ne voglio sapere. Eri felice mentre parlavi con lui. Eri felice quando ti ha passata un braccio attorno al collo e avete riso assieme.

Naga… è morta…

Non eri tu. Non eri più tu. Almeno, non la Naga che conoscevo io, non la Naga che mi ha baciata e che è rimasta a letto con me. Non quella Naga. Sei cambiata, amica mia. Molto. Troppo.

Ed ora mi chiedo cosa sia questa stretta al cuore. Queste catene che imprigionano i miei pensieri e le mie parole. Passerà. Sono sicura che passerà. E' solo un dolore passeggero. Ma che in pochi secondi si fa sentire così impetuosamente e dilaniante.

Che ne sai tu dell'amore, Naga?

A parte il fatto che brucia.

 

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